Dracula Untold, una pugnalata revisionista al cuore del re delle tenebre

In tempi in cui i vampiri più popolari al cinema, in tivù e in libreria sono quelli che luccicano alla luce del sole e si battono per la salvezza di belle ragazze innamorate di loro (anziché dimorare nelle tenebre e seminare ovunque morte e distruzione), era inevitabile che presto o tardi anche il più malvagio, temuto e apprezzato (dai fan dell’horror) dei mostri succhiasangue cadesse vittima di questa nuova moda.

Il film Dracula Untold diretto da Gary Shore e appena uscito nelle sale è una pugnalata revisionista al cuore del principe delle tenebre per antonomasia, che lo svuota della sua intrinseca, e per molti affascinante, crudeltà per riempirlo di una dietrologia bislacca ma comunque appassionante, che già si era intravista nel 1992 nel sontuoso Dracula di Francis Ford Coppola.

Il re dei vampiri (e del terrore) non è diventato tale per vocazione o per sbaglio, bensì per difendere la sua famiglia e la sua terra da un nemico troppo grande per essere combattuto ad armi pari, cioè senza stregonerie. Solo con l’aiuto delle forze del male, Vlad Tepes – interpretato da un dignitoso Luke Evans – potrà fermare l’avanzata dello sterminato esercito turco in Europa e salvare la gente e i luoghi che ama e che ha giurato di proteggere. Ma gli eccezionali poteri che, come un supereroe dei fumetti, gli permetteranno di sbaragliare mille soldati in una notte, saranno pagati a caro prezzo dal principe di Valacchia.

Il tormento dell’inestinguibile sete di sangue sarà solo la punta di un gigantesco iceberg fatto di dolore e disperazione, che lo costringerà a vivere nelle tenebre, lontano dai suoi cari e rinnegato dagli stessi uomini che ha difeso a costo… dell’anima, più che della vita. Condannato a un’eternità di solitudine e rimpianti (o almeno rimorsi), Dracula finirà per apparire quasi come un disadattato, più in cerca dell’amore perduto che del sangue di giovani fanciulle, com’era già stato per quello di Coppola e in un altro verso per quello del 1931 di Tod Browning, benché Bela Lugosi fosse davvero terrificante.

Dall’inizio alla fine di Dracula Untold, è evidente il tentativo di modernizzare il personaggio, sia presentandolo come protagonista anziché come antagonista, secondo lo stile neo-noir, sia motivando in modo inoppugnabile il suo passaggio al lato oscuro della forza, avvenuto a fin di bene. Oltre a favorire l’immedesimazione dello spettatore, il cambio di approccio garantisce al personaggio una maggiore profondità, che lo rende meno prevedibile, più sfaccettato e quindi più adatto a tenere banco per quella che, nelle intenzioni degli Universal Studios, dovrebbe essere una vera e propria saga.

Il film in sé è godibile e, pur non offrendo momenti di particolare suspense, ha ritmo ed è costruito abbastanza bene. Certo, non è un horror e non fa paura neanche un po’, ma visto come pellicola d’azione e di guerra di tono drammatico può portare a casa una sufficienza abbondante. Il punto debole a mio avviso è la regia, piuttosto sciatta, che non rende giustizia alle belle scenografie e in certi momenti rende complicato seguire le scene più concitate. Senza infamia e senza lode le interpretazioni degli altri attori, che sembrano stare sul set solo per dare le battute a Dracula… o farsi trucidare da lui!

In conclusione, chi è disposto, anche solo per curiosità, ad accettare questa interpretazione revisionistica del mito di Dracula, in vista di nuove terrificanti peripezie, dovrebbe apprezzare il film. Gli altri possono consolarsi con la miriade di film di vampiri della Hammer che ancora girano nelle videoteche e su YouTube.